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L'introduzione delle leggi razziali: Il dibattito storico, politico e giornalistico

L'introduzione delle leggi razziali: Il dibattito storico, politico e giornalistico

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L'introduzione delle leggi razziali: Il dibattito storico, politico e giornalistico

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Epoca storica
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Nel 2008, in occasione del settantesimo anniversario, la Casa editrice Pearson Paravia Bruno Mondadori ha dedicato un intero numero della sua Newsletter "Per la Storia" alla tematica delle leggi razziali in Italia, in occasione del loro 70° anniversario. I contributi presentati sono ancora validi e presentano una preziosa riflessione sullo stato del dibattito storiografico o politico.

In allegato l’Atis condivide l’intero numero della Newsletter in cui si possono trovare i diversi articoli molto interessanti. Segnaliamo in particolare i contributi degli storici Emilio Gentile, Michele Sarfatti e David Bidussa.

I testi pubblicati nel documento allegato sono i seguenti:

  • Le leggi razziali sui giornali italiani e nel dibattito pubblico;
  • Emilio Gentile, Le leggi razziali, un atto coerente col metodo totalitario del fascismo;
  • Elenco dei provvedimenti legislativi antiebraici (1938-43);
  • Michele Sarfatti, Le leggi del 1938, le nostre conoscenze a settant’anni di distanza;
  • David Bidussa, La Genesi delle leggi antiebraiche;
  • Amedeo Osti Guerrazzi, Gli ebrei italiani tra i giusti e gli ingiusti;
  • Le leggi razziali e il cinema;
  • Risorse Web.

§§

Di seguito è riprodotto per intero l’articolo di introduzione alla Newsletter in cui si mettono in luce le principali questioni che hanno animato il dibattito storico, politico e giornalistico

Per quanto riguarda la promulgazione delle leggi razziali (1938), si delineano le tre questioni che più coinvolgono il dibattito storico, politico e giornalistico:

  • il razzismo e l’antisemitismo fascista furono solo il riflesso dell’alleanza con la Germania nazista stipulata nel 1936 oppure le loro origini vanno ricercate già all’interno dell’ideologia del regime italiano, se non addirittura in certe tendenze culturali e scientifiche dell’Italia liberale?
  • come si comportò il Vaticano (sia a livello diplomatico, sia rispetto agli effettivi rapporti con le comunità ebraiche) di fronte alla discriminazione razziale compiuta in Italia? A tale questione abbiamo già dedicato il dossier l’apertura degli archivi vaticani e il pontificato di Pio XI, dove è stato ricostruito il dibattito circa il ruolo e le azioni intraprese da Pio XI, prima, e da Pio XII, poi.
  • Quale fu la reazione della popolazione italiana nei confronti della persecuzione antisemita? A questa domanda, a causa della mancanza di sufficienti studi storici, non è ancora possibile rispondere in modo approfondito.

Alle origini dell’antisemitismo fascista


È soprattutto il tentativo di rispondere alla prima domanda quello che più ritroviamo nelle pagine culturali dei nostri giornali. a questo proposito, possiamo distinguere tre tendenze:

  1. chi sostiene il ruolo e l’influenza delle leggi naziste di Norimberga sulla promulgazione di una parallela legislazione antisemita in Italia;
  2. chi, invece, sottolinea la presenza di un antisemitismo specificamente fascista che poteva attingere ad atteggiamenti culturali diffusi in alcuni gruppi della popolazione;
  3. chi evidenzia l’assenza di una significativa tradizione antisemita nell’Italia degli anni Trenta, ma si concentra sull’uso strumentale che il regime fece della persecuzione razzista, al fine di rinsaldare la propria ideologia totalitaria attraverso l’individuazione di un nemico interno.

Sullo sfondo di questo dibattito vi è l’analisi dello sviluppo del razzismo fascista, nel quale vengono distinte, da una parte, le discriminazioni contro la popolazione nera delle colonie africane e contro le coppie miste varata nel 1937, e, dall’altra, la successiva evoluzione verso la persecuzione antisemita. Questo processo viene attentamente esaminato da David Bidussa (cfr. Allegato Newsletter ”La genesi delle leggi antiebraiche”) ed Emilio Gentile (cfr. Allegato Newsletter “Le leggi razziali un atto coerente col metodo totalitario del fascismo”).

Mussolini e il razzismo italiano


Un acceso dibattito sull’antisemitismo di Mussolini e del regime si svolse già nel 2006 in occasione dell’uscita del libro di Giorgio Fabre, Mussolini razzista, in cui lo storico sosteneva la tesi di un antisemitismo radicato nell’ideologia fascista e precedente sia le leggi razziali del 1938, sia la Guerra di Etiopia del 1935-36. Questa conclusione fu criticata da Giovanni Belardelli e Sergio Luzzatto (Cfr. articolo allegato ”Mussolini, l'antisemita immaginario”) secondo i quali l’antisemitismo del duce non può̀ essere retrodatato rispetto alla guerra di Etiopia.

Al di là del ruolo di Mussolini, alcuni studi si interrogano sulla continuità fra l’ideologia fascista e le correnti intellettuali e scientifiche del razzismo italiano. Recensendo il libro di Francesco Cassata, La difesa della razza, dove viene analizzata la principale rivista razzista fondata dal regime nel 1938, Miguel Gotor illustra la tesi secondo cui l’antisemitismo italiano non fu passivamente ereditato dall’alleanza con il nazismo, ma era già presente nella cultura ottocentesca e si saldava ad «atteggiamenti presenti in una parte non minoritaria della tradizione cattolica italiana» (cfr. articolo allegato “Santi poeti navigatori e razzisti”). Anche Adriano Prosperi sottolinea l’importanza di non considerare il fascismo soltanto come una parentesi della storia d’Italia e critica la “autoassolutoria” tesi in base alla quale le leggi antisemite del 1938 sarebbero solo il risultato della legislazione razziale nazista. In questo contesto, egli esamina la mancata reazione delle due più importanti istituzioni dell’Italia del tempo: la Chiesa e, soprattutto, la scuola, dove i provvedimenti antisemiti furono applicati prima che nel resto della società (cfr articolo allegato “L’eterno ritorno dei cattivi maestri”).

Le reazioni degli italiani


La stessa sostanziale mancanza di reazione da parte della maggioranza degli italiani viene descritta da Michele Sarfatti in Quando gli italiani si scoprirono ariani (cfr. Allegato Newsletter), nonostante non fossero mancate prese di posizione da parte di intellettuali come Benedetto Croce, che espresse la sua netta riprovazione rifiutando di dare informazioni sulla propria famiglia per attestare la sua origine non ebrea. anche il direttore d’orchestra Erich Kleiber, con un gesto plateale, nel marzo del 1939, quando venne a sapere che il direttore del teatro, in rigida applicazione delle leggi razziali, aveva obbligato gli spettatori ebrei a rinunciare ai loro abbonamenti, si rifiutò di dirigere l’opera.

La schiera degli studiosi che invece prestarono la loro opera alla discriminazione razziale del regime viene esaminata da Nello Ajello nell’articolo “Intellettuali antisemiti” (cfr. Articolo allegato): dopo la pubblicazione del Manifesto degli scienziati razzisti, firmato nel 1938 da scienziati vicini al regime, aumentarono gli interventi di chi accusava gli ebrei di essere una minaccia contro la purezza della razza italiana o denunciava la presunta alleanza fra “giudei” e comunisti. Ajello ricorda che una delle poche figure a prendere posizione netta e decisa contro la visione razzista imposta dal fascismo fu quella di papa Pio XI, che nel settembre del 1938 affermò: «spiritualmente siamo tutti semiti perché discendenti da Abramo». La stessa netta posizione non fu però pubblicamente espressa dal suo successore Pio XII divenuto papa l’anno seguente.

L’uso politico del razzismo


Più attenta all’uso strumentale del razzismo da parte del regime è la storica francese Marie Anne Matard Bonucci Matard bonucci sostiene che prima del 1937 né l’italia né il fascismo conoscevano un antisemitismo politico. il fascismo fu spinto a costruire una tradizione antisemita, mutuata dalla Francia e dalla Germania, al fine di creare un nemico interno contro cui indirizzare l’opinione pubblica, in un momento in cui il regime aveva bisogno di rinsaldare il consenso sociale e rinnovare i propri strumenti ideologici. si trattava dunque di rilan- ciare l’identità fascista attraverso la creazione di un modello negativo a cui contrapporre le virtù della “razza italica”, a sua volta presunta erede del- le virtù e dello spirito civilizzatore dell’antica roma, così come si sforzavano di dimostrare le immagini della propaganda del regime (www.storicamente.org).

A fianco di un antisemitismo culturale, religioso e popolare che affonda le sue radici in europa fin dal Medioevo e che fu responsabile della costruzione di un insieme di stereotipi fisici e psichici attribuiti agli ebrei, vanno dunque sempre esaminati il ruolo e gli obiettivi del potere statale capace di enfatizzare e gestire il razzismo, legittimando la persecuzione e utilizzandolo a fini politici per mobilitare le masse.

Dal razzismo alla persecuzione di Stato


I tanti dibattiti sulle origini dell’antisemitismo fascista derivano, come sottolinea adriano Prosperi, dalla necessità di fare i conti con il passato razzista italiano. in questo contesto, attribuire la promulgazione delle leggi razziali alla sola alleanza con la Germania nazista equivale ad assolvere gli italiani dalle proprie responsabilità. D’altronde, non distinguere tra un preesistente razzismo culturale e scientifico e la specificità del razzismo fascista dopo l’invasione dell’Etiopia (1935), significa evitare di esaminare le dinamiche politiche del rapporto fra potere e società che conducono alla trasformazione di un razzismo (più o meno diffuso) in persecuzione di Stato. in questo contesto il razzismo va considerato come uno strumento ideologico e l’attenzione va rivolta non solo alle sue basi culturali, ma al suo uso politico e agli obiettivi perseguiti dal potere che lo fomenta.

 

Questa pagina fa parte del Dossier Didattico «L’infanzia al tempo delle leggi razziali. Persecuzione antisemita e fuga verso la libertà» realizzato dall'atis in occasione della Giornata della memoria 2022.

Allegati

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  • NEWSLETTER_Per_la_storia_10_2008_N15
    Numero intero della Newsletter Pearson Paravia Bruno Mondadori "Per la storia" (Ottobre 2008 - N.15) dedicato al 70° Anniversario dell’introduzione delle leggi ebraiche in Italia.
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  • AjelloNello_Intellettualiantisemiti
    Nello Ajello, Intellettuali antisemiti, La Repubblica, 14 luglio 2008.
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  • Gotor_Santi_Navigatori_Razzisti
    Miguel Gotor, "Santi poeti navigatori e razzisti. Oltre i luoghi comuni. La storia mai raccontata del periodico fascista "La difesa della razza", La Stampa, 13 ottobre 2008.
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    4
  • Luzzato_Mussoliniantisemitaimmaginario
    Sergio Luzzatto, "Mussolini, l'antisemita immaginario", Corriere della Sera, 3 Ottobre 2006.
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    3
  • Prosperi_Eternoritornocattivimaestri
    Adriano Prosperi, "L'eterno ritorno dei cattivi maestri" (La Repubblica, 1° ottobre 2008)
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ATIS - INFORMAZIONI GENERALI

L'Atis, Associazione ticinese insegnanti di storia, è nata il 2 ottobre 2003 con l'obiettivo di riunire i docenti di storia della Svizzera italiana di tutti i gradi di scuola.

L'Associazione promuove la riflessione e il dibattito sull'insegnamento della storia e sulle diverse correnti storiografiche.

Difende la professionalità dell'insegnante di storia nell'ambito di una scuola sempre più messa sotto pressione dalle esigenze di una società dominata dalle leggi del rendimento economico.

Associazione ticinese degli insegnanti di storia - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - https://www.atistoria.ch